Panettone o Pandoro? Una sfida italiana

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È il derby più dolce, il più morbido, il più fragrante. Ogni anno, tra Natale e Capodanno, l’Italia si divide in due, una che tiene per il panettone e l’altra per il pandoro.

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Due squadre meravigliose che si sfidano su una tavola imbandita a festa. Il Grand Hotel Tremezzo e il suo chef, Osvaldo Presazzi, allievo di Gualtiero Marchesi, hanno deciso di partecipare a questa “tenzone”, offrendo un gusto in più per impreziosire il sapore di questi dolci straordinari. Un’altra sfida, e questa volta tra zabaione e pistacchio.

Ogni anno, tra Natale e Capodanno, l’Italia si divide in due, una che tiene per il panettone e l’altra per il pandoro.

Panettone alla crema di zabaione

Prima di essere il dolce italiano per eccellenza, il panettone è stato il dolce della corte di Ludovico il Moro, a Milano, nel XV secolo. Narra la leggenda che un giorno il cuoco avesse bruciato il dessert per un banchetto importante. Panico in cucina, quando a un tratto un ragazzo di nome Toni, un semplice garzone, prende il lievito tenuto da parte per il giorno di Natale, lo impasta con uova, farina, zucchero, uvetta e scorze di cedro, lo inforna e quel dolce, così profumato e soffice, conquista i commensali al punto da essere battezzato “Pan di Toni”. Da allora il panettone è divenuto parte della tradizione natalizia.

 

Ingredienti per la crema:
5 tuorli d’uovo
2 mezzi gusci di liquore Marsala
40 grammi di zucchero semolato

 

Procedimento::
Sbattere i tuorli con lo zucchero, quindi aggiungere a poco a poco il Marsala, dopodiché cuocere il composto a bagnomaria fino a ottenere una consistenza densa e spumosa. Versare la crema su ogni fetta e utilizzarla a piacere anche come guarnizione del piatto.

Pandoro alla crema di pistacchio

Con il pandoro ci trasferiamo nella Repubblica di Venezia e siamo ancora nel XV secolo. Questa volta è un’usanza a dare il nome a questo dolce meraviglioso, che deriva dall’abitudine principesca di ricoprire alcune pietanze di sottilissime foglie d’oro. Una di queste leccornie era appunto il “pan de oro”. A riportare in auge la tradizione è un pasticcere di Verona, Domenico Melegatti, che nel 1894 deposita il brevetto industriale del pandoro, famoso da allora per la sua leggerezza. Piccola curiosità: Melegatti aveva incaricato uno dei più celebri pittori della città, Angelo Dell’Oca Bianca, interprete del Verismo, di realizzare uno stampo originale per il suo nuovo dolce. E l’artista, immaginando la luce delle feste, creò la forma che tutti amiamo, quella di una stella.

 

Ingredienti per la crema:
250 gr di pistacchi
180 gr di zucchero
40 gr di burro
120 ml di latte
180 gr di cioccolato bianco

 

Procedimento::
Cuocere i pistacchi in acqua bollente per circa 15 minuti, quindi sciogliere a bagnomaria il cioccolato, il burro, il latte e lo zucchero, mescolando delicatamente con un cucchiaio. Scolare i pistacchi e pulirli dalla pellicina, tritarli finemente e unirli agli altri ingredienti, precedentemente sciolti a bagnomaria. Amalgamare fino a ottenere la consistenza di una crema. Versare la crema su ogni fetta e utilizzarla a piacere per decorare il piatto.