La nuova CASABIANCA dell’arte

L’arte è proprio questo, avvicinarsi di più alla vita.

L’arte è proprio questo, avvicinarsi di più alla vita. Anche se questa vita è così segreta e misteriosa da sembrare lontanissima, quasi di altre parti di universo. E allora emoziona, confonde e subito riconcilia l’opera che Paolo e Antonella De Santis hanno scelto quale ingresso, e forse cammino iniziatico, per entrare nella bellezza della loro collezione d’arte contemporanea che da qualche settimana ha una nuova, meravigliosa casa, affacciata sul Lago di Como. Si chiama appunto CASABIANCA, senza riferimenti alla storia americana naturalmente, ma la dimensione domestica e la scelta cromatica sono in realtà due fattori importanti.

In questa villa degli anni ’30, progettata dall’architetto Piero Ponci, l’ingresso è segnato da sei lastre di granito nero sui cui Giovanni Anselmo, protagonista dell’Arte Povera, ha inciso la scritta che dà origine al titolo, Dove le stelle si avvicinano di una spanna in più. Pochi centimetri di altezza, ma basta il gesto, immenso perché piccolo e umanissimo, e il nostro sguardo verso l’universo cambia. E tutto cambia entrando negli spazi luminosi – ecco il bianco, dentro e fuori – di una casa, un tempo residenza privata di una famiglia di industriali tessili comaschi, oggi casa-museo dove vivere un’esperienza di cultura profonda, preziosa e avvolgente. Nelle quindici sale e sui tre piani della villa, Paolo e Antonella De Santis hanno ambientato una cinquantina di opere della loro collezione, e i nomi degli artisti, da Mario Merz a Jannis Kounellis, da Vanessa Beecroft ad Alighiero Boetti, Marina Abramovič, William Kentridge e Anselm Kiefer, sottolineano il talento di una coppia di mecenati che ha saputo cogliere, dono rarissimo, le energie e le riflessioni a loro contemporanee.
L’avvio alla collezione è l’incontro all’inizio degli anni ’80 con un’altra coppia straordinaria, Ico e Luisa Parisi, designer e architetti, nel loro studio La Ruota, a Como, ed è qui che Paolo e Antonella acquistano la loro prima scultura. La materia, il gesto e l’energia dell’arte italiana spingono a concentrarsi sui protagonisti dell’Arte Povera, e molti di loro nel tempo e nelle lunghe frequentazioni diventano amici. Ad accogliere i visitatori nella sala d’ingresso di CASABIANCA è infatti un’installazione site-specific di Giulio Paolini, Habitat, realizzata nel 2025, che a modo suo ha il compito di spiegare lo spirito della collezione De Santis. Partendo dal “nucleo centrale” di due coppie di busti classici, Venere e Antinoo, l’opera si moltiplica sulle pareti attraverso ventinove cornici e diciassette fotografie che raccontano il legame tra i collezionisti, CASABIANCA e Villa Mondolfo, dimora storica della famiglia, dove si trovano ancora molte opere importanti. Ed è stato appunto il desiderio di offrire ad altri tanta bellezza, amore e amore per l’arte – ecco il perché di Venere e Antinoo – a suggerire l’apertura di CASABIANCA.


Seconda tappa nel percorso attraverso le sale, salotti e salottini di questa casa-museo, rispettata nel disegno architettonico originale, è l’opera di Joseph Kosuth, Twenty Locations of Meaning, del 2015, che traduce in venti lingue diverse la parola “significato”. Cosa significhi entrare nell’attualità del discorso artistico lo confermano, salendo lo scalone che porta al primo piano, creazioni come Trees&Roots # 4, del 2011, di Su-Mei Tse, scultura in bronzo di un albero in attesa della primavera, o il grande disco Non Dove di Emilio Vedova, maestro dell’Arte Informale, oppure la scultura di Francesco Vezzoli, Non ho l’età, dove una testa di donna di epoca Flavia è posta sulla riproduzione della Venere di Prassitele. Come dire, il tempo ha natura femminile, genera e si riproduce all’infinito. Anche Anselm Kiefer ha scelto il passato e una delle sue intensissime e drammatiche Donne dell’antichità, Paete, matrona romana del I sec. d.C, fende l’aria della sala centrale. Oltre spetta a Giuseppe Penone, a Luigi Ontani, con il suo Carbonerone ambientato nel bagno in bianco e nero della villa, autenticamente anni ’30, e poi a Gilberto Zorio, con la sua immensa Stella Pozzuoli, farci intravedere un altro “significato” del nostro essere qui.
Si torna al piano terra, percorrendo la passatoia di Stefano Arienti, Sassolini verso casa, trompe-l’oeil concettuale che unisce la memoria del giardino di CASABIANCA a quello di villa Mondolfo dove vive la famiglia De Santis. Tempo di un caffè, un pranzo leggero, un cocktail e siamo già nella pasticceria e caffetteria Cova Casabianca, interamente rivestita dai fiori e dalle piante di Leg(g)enda Lacustre, opera di nuovo site-specific di Francesco Simeti. Alle spalle, quasi una corona che circonda lo scalone, sono le parole dell’ultima intervista di Pier Paolo Pasolini, il giorno prima della sua morte, riprodotte nelle lettere a specchio di Marzia Migliora. «Forse sono io che sbaglio, ma continuo a dire che siamo tutti in pericolo», aveva profetizzato il grande scrittore nel 1975.


Forse l’arte non può tutto, ma può guidarci, confortarci, illuminarci, “svegliarci” anche. E offrire questi piccoli sassolini di saggezza agli ospiti dei propri alberghi – all’ultimo piano di CASABIANCA verranno presto realizzate tre suite – e così alla città di Como e a quanti amano l’arte, è forse uno dei gesti più luminosi e generosi di Paolo e Antonella De Santis. Un’altra opera d’arte di quell’arte così italiana che chiamiamo ospitalità.
