La Villa

L’architettura

Arrivando a Villa Sola Cabiati dal lago, si approda allo spettacolare imbarcadero in pietra grigia a doppia scalinata, che conduce all’ampia cancellata in ferro battuto con fregi dorati, statue di animali e figure mitologiche. È l’inizio di una fiaba.

Basta entrare e percorrendo il magnifico giardino all’italiana, diviso negli arabeschi delle aiuole, si giunge alla scalinata che porta all’entrata della villa, capolavoro dell’architettura neoclassica. Un passo e appaiono magnifici saloni e preziose collezioni d’arte.

Il giardino e il parco

Lo splendido giardino all’italiana, che degrada dolcemente fino alle acque del lago, è diviso in quattro grandi parterre fioriti. Alle spalle, più romantico e selvatico, il parco sale verso la montagna, attraverso sentieri di felci e olea fragrans, dal profumo delicatissimo.

Il corpo centrale

La Villa è un magnifico edificio del XVI secolo, ridisegnato in stile neoclassico nella seconda metà del ’700. A infondergli la sua inconfondibile eleganza fu il duca Gian Galeazzo Serbelloni, che ampliò il corpo centrale della villa aggiungendo due eleganti ali laterali, il grande scalone e i balconi in marmo, dove le persiane azzurre rendono omaggio al colore del lago.

Completa l’armonia del disegno il magnifico giardino all’italiana.

I saloni

Gli ambienti interni della Villa raccontano l’amore per l’arte di una delle più celebri casate italiane. Di straordinaria bellezza i tre saloni del piano nobile, dall’atrio al salotto, alla sala da pranzo, affrescati e impreziositi dagli stucchi di Muzio Canzio.

Uno sguardo e sembra ancora di sentire la musica delle più raffinate feste da ballo e dei più ambiti ricevimenti.

Gli affreschi

I pregevoli affreschi che impreziosiscono la sala centrale del piano nobile, cui si accede tramite lo scalone d’onore, sono opera di Francesco Conegliani, allievo della scuola milanese del Tiepolo.

Il ciclo pittorico rende omaggio all’Eneide di Virgilio. Il tema della leggenda di Enea, molto caso alla famiglia Serbelloni, è stato ispirato probabilmente dallo stesso Giuseppe Parini.